Ideazione e Regia: Nuccia Pugliese
In scena: Francesco Liuzzi, Rossana Micciulli
Produzione: La Barraca
Liberamente tratto dall’opera di S. Beckett.
Panni, numeri, parrucche, fiori, appesi e mormoranti; sono queste “tutte
le voci morte” “non si accontentano di aver vissuto”, “di essere
morte”. Raccontano la vita, una vita partorita “a cavallo di una
tomba”, una vita raccontata per non sentire, “per impedire alla propria
ragione di colare a picco”.
Il rumore, le grida, le voci morte, perseguitano i personaggi,
sottolineano il vuoto che li circonda, che nei momenti più angoscianti
diventa musica indiavolata, improbabile danza di felicit . Tutto sembra
inutile come l’attesa di un destino che non verr e non modificher
nulla
Splendore, pienezza e vuoto: dietro i personaggi si cela il ghigno
spaventoso della morte, il disfacimento fisico e l’esaltazione della
fisicit . Il filo conduttore dello studio è stato dunque il “Silenzio
delle cose” e nel percorso abbiamo come sempre cercato la poesia, i
pensieri si sono mescolati, le voci confuse, legate da un filo
invisibile: la vita stessa. “Qualcosa resta sempre, qualche residuo”.
Corpi come poesie, cicatrici come medaglie “piccole pagliuzze senza
storia, piccoli pensieri senza fiato, rimorsi come fossero colori, sbiaditi
in una stanza senza entrate”. E la poesia ritrova quindi, al cospetto del
tempo onnipotente la propria originaria, invincibile connotazione di
discorso contro la morte, di affermazione di un tempo altro: mentre si
aspetta si può tentare di essere felici.
Nuccia Pugliese